Dal rapporto dell’istituto nazionale di servizi per il mercato agricolo alimentare segnali positivi per l’export dei salumi e per il consumo italiano di carni fresche 

Dopo diversi anni di crisi, in particolare il 2014 e 2015, che hanno decimato anche gli allevamenti modenesi, il 2017 ha confermato la ripresa per il settore suinicolo anche se, a partire dalla seconda metà dell’anno sono ricomparsi alcuni segnali di un rallentamento, con l’attenuazione delle tensioni di mercato e il ribasso delle quotazioni a livello internazionale. È quanto emerge dal rapporto “Suini: tendenze del settore” pubblicato da Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare. «La decelerazione – afferma Ismea – ha iniziato a manifestarsi a partire dal mese di giugno, con le quotazioni medie dell’UE passate da circa 188 a circa 167 euro/100 kg peso morto (media per le classi E-R), prevalentemente a causa di una diminuzione delle esportazioni UE di carne suina dovuto soprattutto all’aumento dei prezzi della carne suina, che ha reso il prodotto comunitario meno competitivo sul mercato internazionale; al crollo della domanda cinese di carne suina estera. Per i prezzi all’ingrosso dei tagli di carne industriale destinati alle produzioni tipiche, l’andamento si è mantenuto positivo durante gran parte del 2017. Considerando il prezzo medio relativo al periodo gennaio-ottobre del 2017 – sostiene Ismea – l’aumento su base annua è stato pari al 15,2%, ma in questa fase di chiusura dell’anno le quotazioni iniziano a scendere (il calo rispetto al valore di ottobre è pari allo 0,8%). La dinamica delle quotazioni del Lombo di Modena, dopo l’abbassamento del prezzo deciso d’ufficio dalla CUN nel gennaio 2017 per adeguamento alla realtà commerciale di questo taglio, è stata abbastanza altalenante: il prezzo di ottobre 2017 (3,12 euro/kg) resta comunque ancora decisamente inferiore rispetto a quello di un anno fa (-33,6%)». È positivo l’andamento dell’esportazione dei salumi, che vengono prodotti e partono in maniera massiccia anche dalla nostra provincia. Secondo l’istituto nazionale, infatti, nel 2017 «si conferma la dinamica positiva per le esportazioni di preparazioni e conserve suine nel periodo gennaio-agosto 2017 (+4,0% in volume e +8,5% in valore a testimonianza di un innalzamento dei valori medi unitari all’export), con quasi tutte le categorie di prodotti in crescita». Continua invece la dinamica positiva per le esportazioni di prosciutti cotti (+12,4% in valore e +8,3% in volume) e di salsicce e salami stagionati (+10% in valore e +7% in volume). «Per questa tipologia di prodotti – sottolinea Ismea – continua il trend di successo che aveva caratterizzato la prima parte del 2017, confermando l’apprezzamento dei prodotti a base di carne suina trasformata Made in Italy da parte del mercato internazionale. E in particolare, il segmento dei prosciutti cotti trova il suo principale sbocco in Francia ed in Spagna, e cresce in maniera rilevante il valore delle esportazioni di questi prodotti sul mercato tedesco e su quello inglese (rispettivamente +21% +22% rispetto al 2016). Anche per quanto riguarda la categoria di salsicce e salumi stagionati, la produzione italiana risulta particolarmente attraente per la Germania, che con più di 57 milioni di prodotti esportati si conferma uno dei principali importatori di insaccati italiani». Nonostante il valore positivo delle esportazioni la bilancia commerciale è in negativo, scontando così l’aumento «in misura notevole il valore delle importazioni di suini vivi (+ 16,3% rispetto al periodo da gennaio ad agosto 2016) a causa degli elevati prezzi esteri. In aumento anche il valore delle importazioni di carni fresche, refrigerate e congelate (+1,8% rispetto a gennaio-agosto 2016) a fronte di volumi in entrata in flessione (-0,8%)». Cresce anche il consumo italiano di carni suine fresche. «La domanda interna segna nei primi nove mesi del 2017 un’inversione di tendenza con trend positivi rispetto al 2016 che interessano sia le carni fresche che i salumi – rileva ancora Ismea – in entrambi i casi si riscontra, oltre che l’aumento delle quantità acquistate (+0,6% per le carni e +1,5% per i salumi), anche un maggior prezzo unitario, cui consegue un incremento della spesa (+1,9% per le carni e +2,7% per i salumi)».