Molti sono nella letteratura di tutti i tempi i componimenti in versi e prosa dedicati al maiale, un animale pieno di contraddizioni: simbolo di devozione nella cultura romana, simbolo del maligno nella cristianità medievale, ma anche simbolo di sopravvivenza fra le classi popolari, e in seguito riabilitato dall’ iconografia di S. Antonio Abate. Poco presente sulle tavole dei nobili, fu il Tanara per primo nel ‘600 con il trattato “Economia della vita in villa” a tributargli un vero e proprio trionfo. Anche nella pianura modenese, già descritta ai tempi di Livio come patria ad innumeri schiere di porci, il maiale ha avuto i suoi cantori. Tra questo Tigrinto Bistonio, accademico ducale dei Dissonanti di Modena (vero nome Giuseppe Ferrari, di Castelvetro).

elogi-del-porco

 

Il suo poema “Gli elogi del porco” vide la luce nel 1761, su iniziativa di carlo Antonio Giardini, a cui va il merito di aver fortemente voluto pubblicare l’opera, altrimenti condannata all’oblio per l’eccessiva modestia del suo autore. Ad incoraggiarlo anche il giudizio più che lusinghiero di un luminare del tempo, l’Abate Carlo Innocenzo Frugoni, Segretario per il principe Ferdinando di Borbone della parmense Reale Accademia di Belle Arti, che ne elogiò la leggiadria della composizione. Senza questi illuminati mentori, insomma, non avremmo mai potuto leggere versi come: “Parlo di Te, mio rispettabil Porco, Onor de la quadrupede Famiglia, Benchè di fuori impiastricciato, e sporco; Che tu vivi alla buona, e senza briglia Di moda, e servitù, che tanto annoja; L’usanza tua di libertade è figlia” e via poetando.

 

 

image

Nella ristampa del 1973 al poema di Tigrinto Bistonio viene aggiunto un Ricettario Gastronomico in lode del porco, 12 pagine di antiche ricette di cui il maiale è protagonista assoluto.

Proprio a questo antico ricettario si ispirò Cura Natura nel 2008 per sperimentare una propria linea di salumi “medievali”, tra cui il Prosciutto cotto in osso da servire in tranci o in morsa. Un esempio che viene da lontano e che dimostra come la suinicoltura sia sempre e soprattutto cultura.